di Maurizio Di Rienzo

ROMA (3 novembre) – Premiata ieri al Festival di Roma per mano di Paolo Sorrentino col Marc’Aurelio alla carriera (in… corso, ha solo 49 anni) Julianne Moore, notevole attrice americana – 4 candidature Oscar di cui due nel 2002 per ‘Lontano dal Paradiso’ e ‘The hours’- é la più giovane star a ricevere il riconoscimento capitolino dopo Connery, Loren, Pacino, Streep.

Elegantemente trasgressiva, capelli rossi e occhi verdi, la Moore parla del film fuori concorso ‘I ragazzi stanno bene’ di Lisa Cholodenko, commedia con lati drammatici sulle famiglie di fatto, già lo scorso febbraio a Berlino e a febbraio 2011 nelle nostre sale.

Film che in parte riflette la vita della regista sposata – in California si può – con un’altra donna, nucleo in fondo classico dati i caratteri in cui entrambe le donne (interpretate bene da Annette Bening più maschile e perfezionista e dalla Moore più fragile e insoddisfatta) grazie a un unico anonimo donatore di seme. Tale regime matrimoniale è scosso dall’idea di uno dei due figli adolescenti delle donne di scovare il loro padre biologico (Mark Ruffalo) evento che ridefinisce anche paradossalmente i rapporti.

La Julianne non è al suo primo personaggio gay: «La sfida era nel dare verità al personaggio, non necessitavo di ricerche sul campo perché ho molta esperienza di coppia e da genitore; il film inquadra chi sta insieme da tempo con figli che crescono e crisi che si presentano. Ogni tipo di famiglia è impegno comune a lungo termine fra sbandamenti e perdoni. Il film è anche elogio del matrimonio in sé».

In Italia tali famiglie sono legalmente tabù: «Negli Stati Uniti aumentano, il futuro spero sia con matrimoni i più… diversi: a New York nelle scuole dei miei figli non pochi hanno due mamme o due papà. Secondo una ricerca letta sul New York Times questo contesto educativo dà in genere figli sereni».

La Moore è a Roma proprio nel giorno della battuta di Berlusconi che dichiara “meglio guardare le ragazze che essere gay”. Lapidaria l’attrice: «Affermare che è male essere gay, dopo tutti i grandi omosessuali della Storia, è arcaico, idiota e imbarazzante».

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