L’8 novembre ero ricoverata al reparto chirurgia dell’ospedale S. Antonio di Padova e, in attesa dell’intervento, mi sono dovuta sottoporre ad alcuni esami in altri reparti del medesimo ospedale. L’infermiere che mi ha prelevata per condurmi ad effettuare le analisi, mi ha consigliato di chiudere a chiave in un armadietto la borsa dove conservavo contanti (circa 350 €) i documenti, le carte di credito, due Pc ed una mini Tv portatile che avevo portato con me per meglio trascorrere le lunghe ore di degenza: ovviamente, ho seguito il suo consiglio.

Tornata in camera dopo circa 2 ore, ho trovato l’armadietto scassinato e la borsa con tutti i miei effetti trafugata. Oltre al dispiacere ed alla mortificazione – rubare in un ospedale mi sembra assolutamente squallido – ho anche subito un notevole danno economico perché, a parte il valore dei Pc e della Tv, i malviventi – evidentemente in possesso di programmi per “crakkare” le Sim delle carte di credito, visto che nella borsa non erano contenuti Pin delle stesse – hanno prelevato dal mio conto quasi 2000€ prima che la società emettitrice le bloccasse.

Naturalmente, mi sto rivalendo su tale società in quanto il blocco delle carte è stato effettuato più di 24 ore dopo la mia segnalazione, consentendo così i prelievi truffaldini, ma non è questo il problema principale. Quello che mi ha più colpito è che sia la polizia presso cui ho effettuato la denuncia che i medici del reparto, affermano che casi come il mio, nell’Ospedale S. Antonio, si ripetono tutti i giorni e dichiarano la propria impotenza ad intervenire. Mi chiedo allora quali provvedimenti intendano prendere l’ospedale, l’Asl cui fa riferimento e le autorità competenti (Ministero della Salute, assessori alla Sanità della Regione, della Provincia, del Comune…) per evitare che persone che già sono in un oggettivo momento critico debbano anche subire gravi danni economici e psicologici: già essere all’ospedale ed in attesa di un’operazione dall’esito sempre incerto causa stress e preoccupazione, se poi ci si deve aggiungere il doversi preoccupare dei propri beni, il disagio aumenta a dismisura. Ad essere derubati in ospedale, ci si sente anche umiliati ed impotenti.

Dopo essermi fatta portare da conoscenti alcuni generi di conforto ed un po’ di contanti, per alcune notti dopo l’operazione non sono riuscita a dormire per la preoccupazione di subire un altro furto. Credo l’installazione di qualche telecamera nascosta o il mettere a disposizione dei degenti – a pagamento – delle piccole casseforti sia una spesa sopportabile per un ospedale e soprattutto necessaria quando, come mi è stato detto, tali inconvenienti si ripetono spesso.

Francesca Belmonte