TREVISO – Abita a Ponzano (Treviso) l’ex commerciante di 63 anni sul cui conto corrente sarebbero finiti buona parte dei 5,6 milioni di euro sottratti alla Cassa di Risparmio del Friuli Venezia Giulia (CaRi Friuli) dall’impiegata infedele, quasi 60enne, dell’Istituto di credito udinese.

Ma sarebbero almeno altri tre i componenti della “cricca”, tutti di Ponzano e dintorni, che hanno beneficiato di quel fiume di denaro. È quanto emerso ieri a margine di un vertice durante il quale i vertici di CaRi Friuli hanno deciso il piano d’azione con il proprio legale Giuseppe Campeis. La banca avrebbe appurato che gli altri beneficiari sarebbero parenti o comunque congiunti della 63enne. In tal caso salirebbero a 5 i componenti della “cricca” che si è fatta beffe di CaRi Friuli.

«Per ora la riservatezza è massima – ha chiarito l’avvocato Campeis – perché non possiamo mettere i bastoni tra le ruote alla Procura di Udine che deve indagare sulla dipendente». Non dice altro il legale, ma da fonti della Procura udinese si è appreso che oggi è un programma un incontro tra lo stesso avvocato Campeis, il procuratore Antonio Biancardi e il pm Barbara Loffredo, al quale è stata affidata l’indagine. Le responsabilità della cricca -secondo la dettagliata denuncia presentata da CaRi Friuli e dalle stesse ammissioni della “bancaria infedele” – sarebbero però evidenti: i ponzanesi per almeno 6 anni (ma i revisori della banca hanno nel mirino trasferimenti sospetti di denaro a partire dal 2003) avrebbero “movimentato” buona parte di quel fiume di denaro che arrivava dall’Ufficio Pegni dell’Istituto di credito udinese, dove da 27 anni lavorava l’impiegata che li riforniva. Il pm Loffredo e i suoi collaboratori avranno ora il compito di chiarire ruoli e responsabilità dei cinque protagonisti dell’ammanco milionario.

L’ipotesi d’accusa? Più che l’appropriazione indebita sembra che le condotte fuorilegge dell’impiegata siano riconducili alla truffa. La donna non si è infatti limitata a prendere i soldi, ma ha architettato i cosiddetti “artifici e raggiri” per indurre in errore la banca sulle regolarità delle operazioni effettuate dall’Ufficio pegni. La Procura udinese dovrà anche chiarire il meccanismo studiato dall’impiegata per impadronirsi dei soldi della banca e poi girarli, per 6 anni e senza destare sospetti, all’amica di Ponzano in difficoltà economiche. Ma soprattutto dovrà scoprire dove è finito quel fiume di denaro.

Mercoledì 11 Aprile 2012 – 15:44 Ultimo aggiornamento: Giovedì 12 Aprile – 10:41

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