FileMaker Pro 6.0

Posted by on Giu 15, 2019 in Senza categoria |

di Daniele Belleri

MILANO (15 novembre) – Ruby non parla. Vuole solo fotografie. È arrivata da un ingresso laterale, per evitare i giornalisti. E se ne è andata un’ora dopo, di corsa, protetta da un cordone di guardie del corpo. Sempre senza dire una parola. Ma il pubblico di Milano, che sabato sera in discoteca avrebbe dovuto portarla in trionfo, non l’ha accolta bene. E Karima El Marough, in arte Ruby Rubacuori, è stata fischiata e insultata.

In un certo senso, la neo diciottenne più celebre d’Italia è riuscita nei suoi obbiettivi: darsi arie da diva davanti ai flash e soprattutto evitare ogni domanda. Sulla notte del 27 maggio scorso, in questura a Milano. O sulle sue frequentazioni con Silvio Berlusconi. Eppure, nonostante dall’una alle due di notte Ruby si limiti a sedere sul trono leopardato, bere champagne, fare sguardi da vamp e battere le mani a ritmo, non si può dire che la sua comparsa sul palco della discoteca Karma sia stata un successo. Una cosa erano le prime tre file, con un fronte compatto di giornalisti e fotografi. Ma dietro, tra la folla, quella che prevaleva era perlomeno indifferenza.

E sotto la musica che spingeva forte, a ben ascoltare, si sentivano più insulti che applausi per quella ragazza in tubino nero, scarpe leopardate e bracciali d’oro. Per la sua seconda apparizione in pubblico, dopo l’esordio di giovedì sera in un locale di Genova, Ruby aveva scelto un luogo amico. La discoteca Karma, periferia sud di Milano, con il suo giovanissimo pubblico del sabato sera. Tra le sale affollatissime vedi ragazze del tutto simili a Ruby, adolescenti vestite e truccate come trentenni. Quando le fermi per chiedere se conoscono la special guest della serata, all’inizio rispondono incerte («Una del Grande Fratello», «L’amica di Piersilvio, presidente della Camera»), salvo poi …

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Cuffie QuietComfort 3 Acoustic Noise Cancelling

Posted by on Giu 4, 2019 in Senza categoria |

L’amplificatore Bose® AmPlus 100 è un amplificatore da 100 watt che soddisfa una vasta gamma di applicazioni per il mercato commerciale. L’AmPlus 100 è un amplificatore a due canali multiuso adatto a pilotare diffusori FreeSpace® Model 8, 25, 32 e Bose 102®, come anche per pilotare diffusori a bassa impedenza come il modulo Acoustimass® 1B, i diffusori Model 203 e i diffusori FreeSpace 6.

Il preamplificatore dell’AmPlus 100 permette il collegamento e la regolazione della sensibilità d’ingresso di due sorgenti mono, oppure dei canali sinistro e destro di una sorgente stereo. I connettori per il cavo di alimentazione, per il controllo di volume a distanza e i potenziometri per la regolazione dei bassi si trovano sul pannello posteriore.

Schede ausiliarie permettono di aggiungere ingressi addizionali, servizio di chiamata (paging) o Equalizzazione Attiva. Le schede di ingresso o per chiamata possono essere inserite negli appositi scomparti presenti sul pannello posteriore. L’Equalizzazione Attiva può essere implementata rimuovendo il coperchio superiore ed inserendo la scheda equalizzatrice direttamente sul circuito stampato dell’amplificatore di potenza. L’amplificatore accetta le schede di equalizzazione per i diffusori Bose FreeSpace® Model 8, 25, 32, Bose 102® e per il modulo Acoustimass® 1B.

Sul pannello posteriore dell’amplificatore sono presenti i seguenti controlli e connettori: due ingressi, controlli della sensibilità d’ingresso, presa per controllo di volume a distanza, potenziometri per la regolazione dei bassi, commutatore modalità d’ingresso e commutatore modalità d’uscita. L’unico comando presente sul pannello frontale è l’interruttore di accensione. Tutti i connettori d’ingresso e d’uscita sono del tipo a morsettiera a connessione rapida.

L’amplificatore può essere appoggiato su un tavolo o mensola. Può essere installato a rack usando l’apposito Kit di montaggio.

Tutte le parti visibili dell’amplificatore sono placcate in zinco o trattate con anti-ruggine e verniciate in grigio professionale.

L’amplificatore Bose AmPlus 100 è conforme a tutte le …

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Configurazione del sistema

Posted by on Mag 10, 2019 in Senza categoria |

Posizionabili in prossimità di piscine, in verande o giardini, i BOSE® FreeSpace® 51 sono i nostri migliori e più versatili diffusori per esterno. Li colleghi ai suoi componenti audio per un suono stereo di straordinaria qualità su una vasta area di ascolto. Possono essere poggiati sul terreno o parzialmente interrati, costituendo in tal modo una grande alternativa al montaggio dei diffusori tradizionali. Sono inoltre stati progettati per resistere a tutte le intemperie.

Suono di qualità BOSE®. Fin dalla base

I diffusori FreeSpace® 51 le offrono una copertura omogenea ed eccezionalmente ampia grazie al loro design radiale che consente una diffusione del suono a 360 gradi. Il robusto involucro in grado di resistere alle intemperie e il driver da 11,4 cm a gamma completa orientato verso il basso possono sopportare le condizioni meteorologiche più estreme. Scelga la sua musica preferita e ascolti come prendono vita persino le sfumature più tenui in un ambiente esterno.

La porta d’accordo in posizione centrale migliora la riproduzione delle basse frequenze, contribuendo in tal modo a mantenere la profondità e la ricchezza della musica all’aperto. La griglia a forma di cupola riflette i toni delle alte frequenze verso l’area di ascolto. Tutte queste caratteristiche si fondono insieme in modo da offrirle sia la robustezza necessaria al funzionamento in esterni sia le prestazioni audio tipiche di un ambiente interno.

La bellezza risiede nei dettagli

Il design accurato e le gratificanti prestazioni fanno dei diffusori FreeSpace® 51 la scelta ideale per l’ascolto di musica in esterni. In grado di mimetizzarsi con la vegetazione del giardino, risultano scarsamente visibili. E vista la loro resistenza a qualsiasi clima, possono essere tranquillamente lasciati fuori tutto l’anno.

Questi versatili diffusori possono essere installati su superfici rigide o parzialmente interrati. La loro base è stata progettata per un ancoraggio al suolo. Le apposite …

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Diffusore SoundLink® Mobile II Bluetooth®

Posted by on Apr 12, 2019 in Senza categoria |

18/06/2007 a cura di Daniela Zenone

Sempre più marchi di richiamo internazionale scelgono Berlino come base operativa. Tra questi il brand AEM´KEI, capitanato dal suo fondatore e designer: MARKUS KLOSSECK. In un loft della Schlesische Strasse – la zona più in del momento dove club e shop di giovani designer si affiancano ad agenzie pubblicitarie, alla sede di MTV e all´edificio della UNIVERSAL il team di AEM´KEI crea lo stile di una moda urbana, sempre giovane che da un decennio a questa parte ha fatto del brand uno dei favoriti nel settore streetwear.

Originariamente il marchio è stato fondato nel 1996 a New York, dove Klosseck, all´età di 15 anni, vi si trasferisce dal sud della Germania per studiare film. Qui lavora come assistente per fotografi come Bruce Weber e Herb Ritts, fotografa per magazine come The Face e Interview e gira videoclip. Arte, film, musica e fotografia si amalgano in un vortice creativo e sfociano nella voglia di firmare una moda che rispecchi il ritmo e il lifestyle del tempo. Subito dopo il lancio del marchio AEM´KEI viene distribuito con successo in USA, Europa e Asia, rimanendo fedele negli anni ai suoi principi di qualità, vestibilità e attitudine street. Ora, dopo un decennio di attività, Markus Klosseck ha deciso di rilanciare il marchio. Le collezioni (uomo, donna e intimo) mirano a un nuovo posizionamento: meno street e più casual. La mia moda è cresciuta insieme a me: è più matura, più minimale, più senza-tempo spiega Klosseck in un tedesco dal forte accento americano. Le collezioni autunnoinverno 2007 sono ispirate dalla cultura giapponese e dallo spirito urbano della moda nelle grandi città. Tradizione incontra modernità. Colori naturali come miso, sake, grigio-fujiyama e grafite sono accesi dall´accostamento di tonalità forti come rosso-samurai e arancione-lychee. Alti standard di qualità caratterizzano concept progressivi …

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Apple Cinema Display

Posted by on Apr 10, 2019 in Senza categoria |

di Elena Viotto

UDINE – Si allarga il campo di indagine per fare luce sulle cause della morte di Aurora Vulcano, la bimba di 7 anni annegata nel primo pomeriggio di domenica nella piscina del club “W la” a San Mauro di Premariacco

Anche l’azienda sanitaria è finita sotto la lente dei controlli effettuati dai carabinieri della compagnia di Cividale, coordinati dal sostituto procuratore Viviana Del Tedesco, titolare dell’inchiesta per omicidio colposo aperta in Procura contro ignoti. La magistratura sta verificando se siano stati effettuati regolarmente i controlli dovuti sull’impianto natatorio.

Grande attenzione viene riservata allo studio della normativa che dovrebbe dipanare i dubbi sulla necessità o meno della presenza di un bagnino in loco anche per la presenza di un circolo privato come quello teatro della tragedia. Controlli verranno fatti anche sul rispetto della capienza della piscina, una vasca di 14 metri per 7, profonda, al massimo, 1 metro e 40 centimetri, accessibile ai soli soci in possesso di regolare tessera. Proprio come quella che avevano Aurora e il papà Valentino che l’accompagnava.

Gli accertamenti già effettuati sugli scontrini emessi domenica pomeriggio hanno contato 120 fruitori dell’impianto. Tutte persone che gli investigatori stanno ora cercando, in particolare il primo soccorritore della bambina, per ascoltarli nelle prossime giornate.

Le persone finora sentite, infatti, pare non siano riuscite a raccontare con chiarezza quei tragici momenti. A dare qualche indicazione più precisa sulle cause della morte della bambina, intanto, saranno i primi esiti dell’autopsia sul corpo della piccola che verrà effettuata questa mattina dal medico-legale Lorenzo Desinan. In particolare si cercherà di capire se la bambina sia rimasta vittima di una congestione dopo il pranzo, consumato circa un’ora e mezza prima di entrare in acqua, se sia affogata, se sia una somma di queste concause o se sia stata trascinata a centro …

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Cuffie on-ear: Panoramica

Posted by on Apr 7, 2019 in Senza categoria |

24/04/2008 a cura di Mircea Masserini

Una occasione più unica che rara, per dare una sbirciatina alla collezione del museo del FIT e agli archivi del Re delle Scarpe dalla Suola Rossa, è rappresentata dalla mostra che è in corso al museo dell´istituto di moda newyorkese e che è stata organizzata e curata dagli studenti neo-graduated. L´esposizione non offre solo il modo per capire l´innovazione apportata dal designer all´interno del mondo della calzatura, ma anche la sua capacità di comprendere le necessità della sua prestigiosa clientela e il suo significativo apporto al mondo della moda.

Classe 1963, la sua carriera iniziò all´età di 11 anni quando si dilettava nello schizzare scarpe per gli amici. Non si può dire che i suoi anni formativi siano stati dedicati interamente allo studio ed all´esercizio della professione dal momento che era più noto nei night club che all´industria calzaturiera ma, dal momento che la fortuna aiuta gli audaci, riuscì comunque a lavorare freelance per Maud Frizon, Chanel e Yves Saint-Laurent riuscendo ad entrare infine nella maison Roger Viver. Nel 1989, dopo aver terminato la sua esperienza dal maestro, dal quale apprese l´importanza della presentazione, decise di prendersi un periodo sabbatico lavorando come architetto paesaggista. Il tempo porta consiglio e, nel 1992, ritornò alla grande nel mondo della moda con la sua prima collezione originale, quest´ultima era il prodotto di influenze di provenienza asiatica e dell´architettura dei giardini ai quali si era fino a quel momento dedicato.

È certo che il tacco a spillo deve la fortuna riscossa nel corso dell´ultimo decennio a questo mago del marketing e del design, che ha saputo cucire attorno al tacco affusolato tutta una serie di significati e di richiami che hanno fatto presa non solo sul pubblico femminile.

Di certo la lecture che il designer ha tenuto presso …

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PesaroService – Internet Service Provider

Posted by on Mar 23, 2019 in Senza categoria |

di Ferdinando Garavello

PADOVA (11 maggio) – Leggono gli annunci mortuari, fanno un controllo incrociato per l’indirizzo e poi agiscono quando in casa non c’è nessuno. È la banda dei funerali, che ha già colpito almeno quattro volte negli ultimi giorni nell’Estense. Ladri senza scrupoli, che approfittano dell’assenza degli abitanti di una casa quando questi sono al funerale.

Nessuno li ha visti in azione finora, si muovono nell’ombra e lasciano dietro di sé solo serrature scassinate e cassetti vuoti. La tecnica è molto semplice: i malviventi tengono d’occhio le bacheche mortuarie di Este e dintorni. Ad ogni nuovo decesso annotano nome e cognome del defunto, nomi dei figli e dei parenti. E, naturalmente, il Comune di residenza. Poi prendono in mano l’elenco del telefono e risalgono all’indirizzo della famiglia colpita dal lutto. Una capatina nei dintorni di casa, tanto per vedere la situazione. Qualche ronda per capire se il colpo si può fare, quindi scatta la “visita” a tradimento. Tanto sono tutti a tributare l’ultimo saluto a chi se n’è andato. Un sistema preciso, perfetto nel suo squallore e che difficilmente porta a un fallimento.

C’è da aggiungere inoltre che non tutti i derubati sporgono denuncia ai carabinieri. E di quelli che lo fanno, invece, magari non sottolineano come il furto sia avvenuto durante le esequie di un parente, visto che il dettaglio potrebbe non apparire determinante ai fini della segnalazione. Invece lo è, dati i precedenti. È avvenuto a Este e in alcuni paesi dei dintorni, nell’ultima settimana. La dinamica è sempre la stessa, e il bottino non è mai consistente. Qualche centinaio di euro arraffati da una cassettiera in un appartamento. Pochi monili d’oro in una villetta. Razzie di bassa entità, ma che fanno male. Soprattutto se a finire nel sacco sono i ricordi di un padre, di …

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