Walkman/MD/mp3

Posted by on Ott 30, 2019 in Senza categoria |

di Michelangelo Cecchetto

PADOVA – «Erano in divisa, ma quando ho capito che non erano carabinieri, non ho potuto fare nulla». Hanno usato uno stratagemma che avrebbe ingannato chiunque, ancor più una persona di chiesa, pronta a dare ascolto anche a chi non conosce. Con l’uniforme dell’Arma e con la motivazione di un urgente controllo del denaro contante che secondo loro sarebbe stato falso, due persone, sabato alle 20, hanno rapinato in canonica don Roberto, parroco di Sant’Andrea di Campodarsego.

«Hanno suonato alla porta – racconta il sacerdote – Davanti a me ho visto due persone. Una era in divisa da carabiniere, l’altra no, ma era vestita bene e molto distinta. Mi hanno detto, senza un accento particolare, che dovevano controllare il denaro contante per la presenza di banconote false».

Al sacerdote in quei primi istanti nessun dubbio. Non immagina di trovarsi davanti a falsi militari. Li accoglie perché possano svolgere il loro dovere.

Conquistata la fiducia di don Roberto ed entrati in casa, il loro reale intento si manifesta subito, ma il sacerdote non può fare nulla. Minacciato ed offeso, uno lo tiene a bada, l’altro rovista ovunque.

«Non mi hanno fatto del male, ma non potevo muovermi, nè fare nient’altro – ripercorre quei minuti – Quando mi sono reso conto che non erano carabinieri era tardi».

Hanno rovistato ovunque e alla fine se ne sono andati con 3 mila euro. Denaro della parrocchia. Si sono allontanati a piedi, impossibile sapere se ci fosse un terzo complice ad aspettarli con un’auto. Probabilmente sapevano che in canonica c’erano così tanti soldi, come pure che il sacerdote era da solo. Alle 20,30 in chiesa era programmato un concerto. Hanno agito prima che don Roberto si spostasse. Immediato l’allarme al 112 dei carabinieri. È cominciata una massiccia azione di controllo del territorio …

Read More

Sistema per l’intrattenimento domestico LIFESTYLE® 235 – Caratteristiche

Posted by on Ott 16, 2019 in Senza categoria |

di Paolo Navarro Dina

VENEZIA – Il piano è in fase di elaborazione, ma le idee sono chiare. Con anche una strizzatina d’occhio ai territori limitrofi. Già. Mentre ci sono amministrazioni comunali che tentano la “sortita” puntando ad ormeggiare verso altre province che non sono finite sotto la mannaia del piano del governo sul riassetto territoriale, il Comune di Venezia va controcorrente dando vita quasi ad una “campagna acquisti”. E la mossa non è di poco conto.

Mogliano in provincia di Treviso o nell’area metropolitana di Venezia?

Votate il sondaggio di Gazzettino.it

Su questo, sia pure con circospezione, sta girando un dossier che ipotizza i confini della nuova e futura area metropolitana lagunare basandosi da una parte sui “contorni” disegnati dal Passante di Mestre, dall’altra con i legami storico-sociali dell’hinterland veneziano. E quel che spunta più di tutto dal dossier è l’”annessione” di fatto del Comune di Mogliano, che – è quasi sottinteso dirlo – in buona parte gravita sull’area veneziana.

Un’ipotesi, ovviamente al vaglio e che prima o poi porterà anche ad un dialogo con l’ente locale moglianese, ma che rischia di essere in qualche modo “deflagrante” per un futuro assetto territoriale sia della provincia di Treviso che di quella ormai individuata come “metropolitana” di Venezia.

Possibile quindi la nuova “conquista”? Si vedrà. Intanto a Ca’ Farsetti il dossier “Città metropolitana” si arricchisce di nuovi e ulteriori dati. Ad esempio quelli dedicati ai trasporti pubblici locali visti e considerati non solo i tagli nel settore, ma anche le recenti discussioni sui caratteri del servizio extraurbano. E infatti a Ca’ Farsetti più di qualcuno pensa che la sola “proclamazione” dell’area metropolitana e il conseguente riassetto territoriale “trasformerà” tutti i cosiddetti servizi extraurbani dei trasporti in “trasporti urbani”, vanificando così una sottiglienza tanto cara a chi ha valutato in questi mesi …

Read More

Sistema multimediale di diffusori Companion 20 – Factory renewed

Posted by on Ott 7, 2019 in Senza categoria |

ROVIGO – Ancora vittime italiane in Afghanistan. Il tenente Massimo Ranzani – 36 anni, viveva a Occhiobello (Rovigo) – è morto e altri quattro militari sono rimasti feriti in modo grave, nel corso di un pattugliamento nella zona di Shindand, nell’ovest dell’Afghanistan. I militari, del quinto Reggimento Alpini di Vipiteno, erano a bordo di un veicolo blindato Lince, il terzo di un convoglio, che è saltato in aria su un ordigno improvvisato (Ied).

I militari tornavano da operazione umanitaria. L’attacco è avvenuto alle 12.45 ora locale, a 25 chilometri a Nord di Shindand. La pattuglia stava rientrando da un’operazione di assistenza medica alla popolazione locale. I feriti sono stati portati all’ospedale militare (Role 2) della base Shaft di Shindand, sede del comando della Task force centre.

Il tenente Ranzani era giunto in Afghanistan il 12 ottobre ed era alla sua seconda missione fuori area. Avrebbe compiuto 37 anni il 23 marzo. Abitava a Santa Maria Maddalena, nel comune di Occhiobello in provincia di Rovigo, dove aveva la residenza con i genitori, il papà Mario di 62 anni e la mamma Ione di 58.

La notizia è stata accolta con profondo dolore nella caserma Salsa di Belluno, sede del 7° Reggimento alpini. Ranzani aveva svolto servizio a Belluno fino al 2004, come sottufficiale, prima di diventare ufficiale e essere riassegnato a Vipiteno. Appartenevano al 7° Reggimento anche i quattro alpini caduti in Afghanistan il 9 ottobre 2010 (primo caporal maggiore Gianmarco Manca, primo caporal maggiore Francesco Vannozzi, primo caporal maggiore Sebastiano Ville e il maggiore Marco Pedone), e il caporal maggiore Matteo Miotto ucciso il 31 dicembre.

Massimo Ranzani è il primo militare del Quinto Alpini di Vipiteno a perdere la vita in Afghanistan. Lo ha detto il capitano Paolo Rinaldi, alla caserma Morbegno di Vipiteno dove il tenente era di …

Read More

Sistema per l’intrattenimento domestico CineMate®

Posted by on Ott 5, 2019 in Senza categoria |

sul serio. Il gruppo, uno dei primi

in Italia nel settore dei “locali”, ha messo insieme una decina di settimanali. Stessa direzione, progetto grafico-editoriale e concessionaria per la raccolta pubblicitaria. Sinergie giornalistiche tra redazioni e tecnologie informatica le parole d’ordine.

Il gruppo che ha creato Netweek, occupa in particolare la zona ad est di Milano. I grossi Comuni della Brianza: Carate, Vimercate, Treviglio, Monza. La provincia di Como con Erba e Cantù. Quelle di Lecco, Como e Sondrio. Netweek è un portale su Internet e offre ogni giorno notizie on-line.

Ciò che non è ancora riuscito in Piemonte, regione che vanta un primato nazionale assoluto nella presenza di trisettimanali, bisettimanali e settimanali (su giornalilocali.it ne sono catalogati 56, tra quelli che hanno una dimensione imprenditoriale di rilievo).

Forse perché le pubblicazioni hanno una storia pluridecennale, quando non centenaria, e fanno capo ad ampio ventaglio d’editori più abituati a darsi battaglia sui lettori che non a cooperare tra loro.

Sulla lunghezza d’onda dei lombardi, si stanno muovendo anche in Veneto. Il gruppo, che fa capo al settimanale L’Adige di Verona, ha già pubblicato un altro settimanale a Rovigo e si appresta a sbarcare a Venezia e Ferrara.

Netweek è il segnale più forte d’innovazione che si registra nel mondo dell’editoria locale del Nord-Italia. Un robusto attacco ai lettori delle pagine di cronaca locale dei quotidiani. Pagine che rappresentano una forte motivazione d’acquisto per le pubblicazioni dei grandi gruppi editoriali. In Lombardia: il Corriere della Sera, Il Giornale, Il Giorno, La Prealpina. Staranno a guardare?

A preoccuparsi di non perdere i tradizionali lettori ci dovrebbero essere anche i settimanali cattolici. Quelli editi dalle Diocesi, che hanno abituato gli abitanti delle province alla lettura delle notizie locali. Le dinamiche imprese editoriali “laiche” puntano ai loro lettori contando su flessibilità, maggior libertà di movimento …

Read More

Cuffie in-ear Mobile

Posted by on Set 17, 2019 in Senza categoria |

Ho 28 anni e una laurea conseguita un anno e mezzo fa in Economia Aziendale. Dopo varie esperienze all’estero di studio e lavoro (l’ultima terminata a fine maggio) sono tornata in Italia perché da ingenua ottimista pensavo di trovare un’occupazione che potesse farmi entrare nel mondo del lavoro e rendermi indipendente dalla mia famiglia d’origine. Sono passati quasi 5 mesi e ho capito che la situazione è davvero disastrosa. E non certo perché ho l’ambizione di diventare direttore generale dall’oggi al domani.

Ma è forse più disastroso sentire certe affermazioni da dipendenti della televisione pubblica durante i loro programmi. A tal proposito penso che Antonella Clerici dovrebbe continuare a fare commenti sulla quantità di sale e olio necessari per i piatti che preparano durante il suo programma “La prova del cuoco” invece di fare affermazioni imbarazzanti. Perché dire che i giovani al giorno d’oggi quando cercano un lavoro chiedono subito quanto guadagnano e quante ore di lavoro devono fare, significa essere delle vere ignoranti, nel senso che si ignora la situazione che questi giovani scansafatiche stanno vivendo.

Sono stanca di questo pressapochismo dilagante, di queste perle di saggezza che vengono distribuite da personaggi come la Clerici (prendo lei come esempio ma ce ne solo molti altri così) e denotano il fatto che si non abbia mai sfogliato un giornale estero specializzato che parla della situazione economica in Italia, non si abbia mai anche solo per sbaglio, dato un’occhiata alle statistiche della disoccupazione giovanile , né parlato con qualche giovane con una laurea in tasca che deve subire 6 mesi o un anno di stage non retribuiti o mal pagati poichè l’alternativa è stare a casa a guardare la prova del cuoco.

Perché in questo Paese i laureati, che la Clerici definisce in sostanza avidi e poco inclini al lavoro, sono …

Read More

Novità: Sistemi di intrattenimento domestico LIFESTYLE® V-Class

Posted by on Set 13, 2019 in Senza categoria |

di Marco Biolcati

VENEZIA (6 ottobre) – Bambini e genitori assaliti dalle vespe terraiole. Momenti di paura ieri mattina alla scuola materna Padoan di Sottomarina dove, oltre ai bambini tenuti a mano dai genitori, all’inizio delle lezioni si sono presentante anche le vespe. All’ingresso della scuola, nonostante nessuno le avesse stuzzicate, hanno cominciato ad assalire e a pungere chiunque. I genitori hanno subito portato i bambini all’interno e sono state chiuse porte e finestre per impedire agli insetti di entrare. Nonostante tutte le precauzioni adottate, però, le vespe sono riuscite comunque ad affondare il proprio pungiglione colpendo in tutto 12 persone tra genitori e bambini che hanno dovuto fare ricorso alle cure del pronto soccorso.

Fortunatamente nessuno è risultato allergico e non ci sono stati casi di shock anafilattico. Qualche bambino, punto alla testa, per precauzione è stato visitato nel reparto di Pediatria dell’ospedale. Il personale della scuola per l’infanzia ha chiesto subito l’intervento dei vigili del fuoco, mentre qualche genitore ha preferito riportare a casa i propri figli. La mattinata di scuola si è comunque regolarmente tenuta con porte e finestre rigorosamente chiuse.

I pompieri hanno effettuato subito un sopralluogo sul giardino identificando, il nido delle vespe. Si trovava sottoterra, in una parte del giardino recintata. Sul terreno era ben visibile una fessura dalla quale uscivano le vespe. I vigili hanno introdotto una sostanza velenosa, ma molte si trovavano ormai fuori dal nido. È stato necessario un secondo intervento nel pomeriggio per risolvere definitivamente la questione.

Inspiegabile il motivo che ha portato le vespe ad attaccare. Non erano infatti state provocate in alcun modo. Il loro nido si trovava nascosto in una zona che nessuno aveva calpestato. Probabilmente l’attacco è del tutto casuale. Con l’eliminazione del nido la situazione è comunque tornata alla normalità già nelle prime ore del …

Read More

iPod 10GB, 20GB e 40GB

Posted by on Ago 28, 2019 in Senza categoria |

di Maurizio Di Rienzo

ROMA (3 novembre) – Premiata ieri al Festival di Roma per mano di Paolo Sorrentino col Marc’Aurelio alla carriera (in… corso, ha solo 49 anni) Julianne Moore, notevole attrice americana – 4 candidature Oscar di cui due nel 2002 per ‘Lontano dal Paradiso’ e ‘The hours’- é la più giovane star a ricevere il riconoscimento capitolino dopo Connery, Loren, Pacino, Streep.

Elegantemente trasgressiva, capelli rossi e occhi verdi, la Moore parla del film fuori concorso ‘I ragazzi stanno bene’ di Lisa Cholodenko, commedia con lati drammatici sulle famiglie di fatto, già lo scorso febbraio a Berlino e a febbraio 2011 nelle nostre sale.

Film che in parte riflette la vita della regista sposata – in California si può – con un’altra donna, nucleo in fondo classico dati i caratteri in cui entrambe le donne (interpretate bene da Annette Bening più maschile e perfezionista e dalla Moore più fragile e insoddisfatta) grazie a un unico anonimo donatore di seme. Tale regime matrimoniale è scosso dall’idea di uno dei due figli adolescenti delle donne di scovare il loro padre biologico (Mark Ruffalo) evento che ridefinisce anche paradossalmente i rapporti.

La Julianne non è al suo primo personaggio gay: «La sfida era nel dare verità al personaggio, non necessitavo di ricerche sul campo perché ho molta esperienza di coppia e da genitore; il film inquadra chi sta insieme da tempo con figli che crescono e crisi che si presentano. Ogni tipo di famiglia è impegno comune a lungo termine fra sbandamenti e perdoni. Il film è anche elogio del matrimonio in sé».

In Italia tali famiglie sono legalmente tabù: «Negli Stati Uniti aumentano, il futuro spero sia con matrimoni i più… diversi: a New York nelle scuole dei miei figli non pochi hanno due mamme o due papà. Secondo …

Read More